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Titolo Anno Regista Cast
Scheda del film

  

Titolo     GIORNO DI FESTA
(Jour de fête - Francia - 1949)

Anno     1949
Regia     Jacques Tati
Interpreti     Jacques Tati, Guy Decomble, Paul Frankeur, Santa Relli
Soggetto     Jacques Tati
Sceneggiatura     Jacques Tati, Henri Marquet, René Wheeler
Fotografia     Jacques Mercanton, Marcel Franchi
Costumi     -
Scenografia     -
Musica     Jean Yatove
Montaggio     Marcel Moreau
Effetti speciali     -
Durata     80 min
Sito     https://www.mymovies.it/film/1949/giornodifesta/trailer/
 Il Film
In un piccolo centro della provincia francese sta per iniziare la tradizionale festa che coinvolge tutta la popolazione. Si innalza il pennone sui issare la bandiera ed arrivano la giostra e qualche altra attrazione. Di queste fa parte un tendone in cui si proietta un documentario sulla velocità della consegna della posta negli Stati Uniti. Il portalettere François ne viene particolarmente colpito e cerca di mettersi al passo con i tempi.

 Il Regista
Le origini di Jacques Tati erano franco-russo-italo-olandesi. Pare che Jacques Tatischeff fosse uno studente mediocre. Al contrario gli piacevano gli sport, praticò il tennis, la boxe, il calcio e l'equitazione. Abbandonò gli studi a 16 anni. La sua filmografia è questa: "Retour à la terre", cortometraggio andato perso (1938) - "L'école des facteurs", cortometraggio (1946) - "Giorno di festa" (Jour de fête) (1949)- "Le vacanze di Monsieur Hulot" (Les vacances de Monsieur Hulot) (1953)- "Mio zio" (Mon Oncle) (1958) - "Tempo di divertimento" (Playtime) (1967) - "Monsieur Hulot nel caos del traffico" (Trafic) (1971) - "Il circo di Tati" (Parade), film per la TV (1974). Da una sua sceneggiatura originale il regista Sylvain Chomet gli dedicò nel 2010 "L'illusioniste".

 I Commenti dei critici
Molte altre risate a "Un jour de fête", diretto e interpretato da Jacques Tati. E chi è, questo nuovo regista-attore che tenta quella quadratura del circolo che è il film comico? È un Marcantonio alto quasi due metri, figlio di un fabbricante di cornici, e, nella sua prima giovinezza, amante di ogni sport. Non aveva nessuna voglia, di mettersi a fabbricare e vendere cornici; dopo una partita. di tennis si divertiva a improvvisare piccole parodie. Una ciliegia tira l'altra, sente che al music-hall potrà forse combinare qualcosa, tenta il suo primo «numero», dapprima le difficoltà sono molte, ma un bel giorno riesce; e Tati di qua e Tati di là, è ormai uno dei comici che, il pubblico parigino preferisce, e le grandi riviste si disputano le sue apparizioni.
(Mario Gromo - La Stampa - 1957)

«Monsieur, se mai si potessero sononizzare i miei film, penserei senz’altro a lei»: queste le parole - forse non proprio le stesse, ma il significato non cambia - rivolte dal grandissimo Buster Keaton a Jacques Tati, in occasione del loro incontro in terra americana. E la prova della stima nutrita dal “comico che non rideva mai” nei riguardi dello “spilungone” francese di origine russa (vero nome Tatischeff: il nonno paterno era Stato ambasciatore della Russia zarista a Parigi). Una stima nata con la visione del suo primo lungometraggio, Jour de féte, uscito nel 1949: il simpatico aneddoto è stato raccontato dalla figlia di Tati, Sophie, arrivata in Italia per presentare la versione restaurata del film.
(Luigi Paini - Il Sole 24 ore - 1957)

(...) La formula è: 2/3 di comicità d'osservazione, 1/3 di farsa. Sonoro, ma non parlato (con dialoghi quasi inaudibili perché registrati in presa diretta; sostituiti in modo spurio nell'edizione italiana). Primo film lungo di Tati dopo il cortometraggio a colori "L'école des facteurs" (1947) sullo stesso tema. Proiettato a Parigi per la prima volta l'11 maggio 1949, rivelò la nascita del secondo grande comico francese dopo Max Linder. Una delizia per gli spettatori di tutte le età.
(Il Morandini - Dizionario dei film)

 Note
Tutti i suoi film sono improntati ad una comicità visiva, con pochissimi dialoghi – ma Jacques Tati, in realtà, curava le colonne sonore dei suoi film in modo meticoloso – e sono riconducibili al genere slapstick. Ritraggono, in un continuo susseguirsi di gag senza un apparente filo conduttore, le abitudini e i tic del francese medio.

 Premi
Venezia 1949 Mostra d'Arte Cinematografica: Miglior sceneggiatura Jacques Tati

  


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