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Titolo Anno Regista Cast
Scheda del film

  

Titolo     HOTEL GAGARIN
(idem  - Italia - 2017)

Anno     2017
Regia     Simone Spada
Interpreti     Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D'Amico, Claudio Amendola, Luca Argentero
Soggetto     Lorenzo Rossi Espagnet, Simone Spada
Sceneggiatura     Lorenzo Rossi Espagnet, Simone Spada
Fotografia     Maurizio Calvesi
Costumi     Elena Minesso
Scenografia     Luisa Iemma
Musica     Maurizio Filardo
Montaggio     Clelio Benevento
Effetti speciali     -
Durata     1 h 35 min
Sito     https://www.youtube.com/watch?v=GKeonPbC1Ao
 Il Film
Cinque italiani squattrinati e in cerca di successo vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia, ma una volta arrivati all'hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato soltanto da neve, scoprono che il produttore è sparito con i soldi …

 Il Regista
Il torinese Simone Spada dopo aver sostenuto 25 esami alla facoltà di Architettura di Roma, abbandona gli studi senza laurearsi e nel 1999 frequenta uno stage di regia presso la USC Film School di Los Angeles. Dal 2000 ha iniziato la sua carriera sui set cinematografici come aiuto regista collaborando con diversi registi tra i quali Claudio Caligari, Edoardo Leo, Ivano De Matteo, Leonardo Pieraccioni, Claudio Amendola, Gabriele Mainetti, Gennaro Nunziante, Wilma Labate. "Hotel Gagarin" è il suo primo lungometraggio.

 I Commenti dei critici
(...) 'Signori, è stato un privilegio sognare con voi'. L'ultima battuta di "Hotel Gagarin" è emblematica di un'opera che ha in sé una qualità speciale e sottovalutata, la grazia. Ce l'ha nella gentilezza di racconto, nell'armonia di forme e contenuti, nell'amore discreto e gioiosamente infantile per un'arte che qui si onora col sorriso. (...) La storia di un cinema cialtrone, di una favola, una commedia. Spada ha un tocco magico: lo vedi nella scena del ballo sulle note di 'Samarcanda', canzone di Roberto Vecchioni che come questo film è struggente ma su una musica allegra, lo capisci quando una battuta, uno sguardo riescono a riempire di senso ciò che altri non coprono con altro. Merito di un lavoro di gruppo, di attori che sanno il fatto loro, di uno script solido e dolcemente profondo (scritto da Lorenzo Rossi Espagnet e dal regista), di una colonna sonora di Maurizio Filardo delicata e riuscita, del trio Calvesi, Iemma e Minesso, che si diverte a giocare con fotografia, scenografia e costumi. Il cinema è un gioco e "Hotel Gagarin" ce lo ricorda. Perché (far) sognare e un privilegio. (...)
(Boris Sollazzo - Ciak - maggio 2018)

Non è trascurabile l'esordio di Simone Spada, che non a caso si è formato nel gruppo spregiudicato dei Caligari, Mainetti e Leo. "Hotel Gagarin" ha, in effetti, il suo principale merito nella tenuta del cast che assegna a eccellenti ma poco promozionati attori come Battiston, Bobulova, Ragno e Amendola ruoli a cui possono aderire come a una seconda pelle: soprattutto nella prima parte, in cui un'improbabile troupe romanesca viene paracadutata in Armenia per girare un film finanziato (a parole) dai fondi europei e si trova a sperperare sogni cinefili e ingarbugliare vite già di per sé precarie (...)
(Valerio Caprara - Il Mattino - maggio 2018)

Imbeccato da un politico corrotto, lo pseudo-produttore Paradiso forma una troupe per incassare i fondi europei di un film che non si farà mai. Poi prende i soldi e scappa. Il gruppo dei "cinematografari" è un'armata Brancaleone: l'insegnante idealista Speranza, un bricoleur romano di nome Beato, un fotografo spinellato a tempo pieno, una prostituta e una creatrice di eventi collusa col truffatore. In Armenia, attraversata da venti di guerra, i poveracci restano isolati in un hotel post-sovietico intitolato al primo astronauta. Commedia picaresca con un gruppo di attori popolari del nostro cinema (Battiston, Bobulova, Amendola, Argentero ...), "Hotel Gagarin" ha un soggetto simpatico (...) prima di arrivare alla conclusione che "crisi" può significare anche "opportunità". Fosse mai un'autodenuncia inconsia del nostro cinema, non insolito alle produzioni "improvvisate"?
(Roberto Nepoti - La Repubblica - maggio 2018)

  


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