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Titolo Anno Regista Cast
Scheda del film

  

Titolo     CONTROMANO
(idem  - Italia - 2018)

Anno     2018
Regia     Antonio Albanese
Interpreti     Antonio Albanese, Alex Fondja, Aude Legastelois
Soggetto     Antonio Albanese
Sceneggiatura     Antonio Albanese, Andrea Salerno
Fotografia     Roberto Forza
Costumi     Marco Grillo
Scenografia     Marco Belluzzi
Musica     Pasquale Catalano
Montaggio     Claudio Cormio
Effetti speciali     -
Durata     1 h 42 min
Sito     https://www.youtube.com/watch?v=dfiB-t8Txdc
 Il Film
Mario Cavallaro è titolare di un prestigioso negozio di calze ereditato dal padre. Davanti al suo negozio un giorno un migrante inizia a vendere anch’egli calzini, vantando che sono in filo di Svezia! A questo punto Mario decide … di riportarlo al suo paese.

 Il Regista
Antonio Albanese è un attore, regista, comico, cabarettista e scrittore di libri di monologhi e di sceneggiature per il cinema. Come regista ha firmato commedie divertenti come: “Uomo d’acqua dolce” (1996), “La fame e la sete” (1999), “Qualunquemente” (2011) e “Tutto tutto niente niente” (2012). Notevole anche il suo contributo come regista di opere classiche come il “Don Pasquale” di Donizetti.

 I Commenti dei critici
Non è sempre facile dimostrarsi tolleranti e democratici. E non c’è bisogno di essere crudeli razzisti per imbestialirsi vedendo un extracomunitario che vende calzini a prezzi record davanti al proprio negozio di calzini, antico e lussuoso, ma anche terribilmente vuoto. La convivenza, certe volte, diventa complicata e forse non è poi così pazzesco immaginare che la questione dell’immigrazione potrebbe svanire come per incanto rimettendo le cose al proprio posto: «Se ognuno di noi riportasse a casa un migrante, il problema sarebbe risolto». Da questo assunto, sospeso «tra lucida realtà e lucida follia», prende le mosse Contromano, il nuovo film in cui Antonio Albanese, regista, interprete e sceneggiatore (con Andrea Salerno, Stefano Bises e Marco D’Ambrosio) affronta il tema cruciale dei nostri giorni: «Volevo raccontare le contraddizioni e le paure contemporanee attraverso la storia di un doppio viaggio, dall’Italia al Senegal, ma anche nei sentimenti di persone differenti che vedono, giustamente, la realtà da punti di osservazione opposti». C’era il pericolo della retorica e anche quello di usare comicità e ironia parlando di un argomento dai forti risvolti drammatici. Se Albanese supera la prova è perché sceglie la chiave intimista (...) Il film esce in un delicato momento politico, caratterizzato da marcate contrapposizioni: «Non do consigli, racconto semplicemente un rapporto che si stabilisce tra persone diverse. La cosa che mi fa più paura è sentir parlare di muri, separazioni che generano rabbie, vendette, malumori difficili da sradicare». Dopo il gran successo di Come un gatto in tangenziale («Una cosa bellissima che non mi aspettavo, lo hanno visto un milione e 400 mila persone, mi verrebbe voglia di abbracciarle una a una»), Albanese si rimette alla prova come regista: «Ho aspettato un po’ di tempo per tornare dietro la macchina da presa, volevo imparare più cose tecniche, e comunque girando Contromano ho capito che la regia mi piace come la recitazione». (...)
(Fulvia Caprara - La Stampa - gennaio 2018017)

Andare contromano è un esercizio che può essere pericoloso, come ci ricorda la vecchia freddura del tipo che imbocca l’autostrada contromano, appunto, pensando che siano tutti gli altri ad andare nel senso sbagliato. Ma se la «pazza idea» di andare contromano viene ad uno come Antonio Albanese, allora tutta la faccenda assume quel tono paradossale che è, da sempre, la cifra stilistica del comico milanese. Rischi di andare a sbattere compresi. L’assunto di fondo o, almeno, lo spunto da cui parte questo «Contromano» è quello che va oltre l’ormai abusato slogan «aiutiamoli a casa loro» nel più concreto e pragmatico (sulla carta) «riportiamoli a casa loro». (...) questo andare «contromano» di Albanese, quando il film si mette «on the road» comincia a trasformarsi in qualche cosa d’altro. Come è facile intuire e anche banale constatare, l’atteggiamento di Mario cambierà radicalmente (...) Insomma, il merito maggiore del film, si trova proprio nel fatto di aver posto il problema da un punto di vista quanto meno originale. Che poi la soluzione sia quella prospettata dal film è tutta un’altra faccenda ma qui entriamo, come dicevamo, nell’universo di Antonio Albanese e dei suoi celebri personaggi di cui questo Mario Cavallaro va ad aggiungere un carattere.
(Andrea Frambosi - L'Eco di Bergamo - marzo 2018)

  


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