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Titolo Anno Regista Cast
Scheda del film

  

Titolo     IL GATTOPARDO
(idem  - Italia - Francia  - 1963)

Anno     1963
Regia     Luchino Visconti
Interpreti     Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa
Soggetto     Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Sceneggiatura     Suso Cecchi D'Amico, Pasquale Festa Campanile, Luc
Fotografia     Giuseppe Rotunno
Costumi     Piero Tosi
Scenografia     Mario Garbuglia
Musica     Nino Rota
Montaggio     Mario Serandrei
Effetti speciali     -
Durata     3 h 7 min
Sito     https://www.youtube.com/watch?v=ely5NXkelMw
 Il Film
Don Fabrizio, Principe di Salina, accoglie con preoccupazione la notizia dello sbarco delle truppe garibaldine in Sicilia e comprende che i tempi stanno cambiando e che il potere è ormai in mano ad una nuova classe sociale. In questo contesto si intreccia la storia d’amore del nipote Tancredi e della bellissima Angelica. Il film è stato restaurato dal laboratorio “L’immagine ritrovata” della Cineteca di Bologna nell'ambito dell'iniziativa "Il Cinema Ritrovato".

 Il Regista
Per la sua attività di regista cinematografico e teatrale e per le sue sceneggiature, è considerato uno dei più importanti artisti del XX secolo. È ritenuto uno dei padri del neorealismo italiano: ha diretto numerosi film dove l'estrema cura delle ambientazioni è stata ammirata e imitata da intere generazioni di registi. La carriera cinematografica di Visconti ha inizio nel 1936 a Parigi, come assistente alla regia e ai costumi per Jean Renoir, conosciuto attraverso la stilista Coco Chanel, con la quale Luchino ha una relazione. È l'epoca del 'Fronte Popolare' che porta i partiti progressisti al governo in Francia. In questo clima Visconti entra in contatto con alcuni militanti antifascisti fuoriusciti dall'Italia, con intellettuali come Jean Cocteau e attraverso lo stesso Renoir, convinto comunista, si avvicina alle posizioni della sinistra. Nel 1942 Visconti mette in cantiere il suo primo film: Ossessione, ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James Cain. Dopo l'armistizio dell'otto settembre, Visconti collabora con la Resistenza assumendo il nome di battaglia di Alfredo. Datosi alla latitanza, invita l'attrice María Denis, con la quale ha una relazione, a offrire ospitalità nella sua villa a tutti gli antifascisti che si presentavano con la parola d'ordine « per conto di chi sai tu ». Accanto alle storie d'amore vissute in anni diversi con Coco Chanel, Clara Calamai, Maria Denis, Marlene Dietrich e con la scrittrice Elsa Morante, il regista non ha mai nascosto un suo orientamento omosessuale. Questi alcuni suoi titoli: “Ossessione” (1943), “Bellissima” (1951), “Senso” (1954), “Rocco e i suoi fratelli” (1960), “Vaghe stelle dell'Orsa" (1965), “Morte a Venezia” (1971). Dopo l'armistizio dell'8 settembre, Visconti ha collaborato con la Resistenza assumendo il nome di battaglia di Alfredo.

 I Commenti dei critici
(...) La figura del protagonista del film, il Gattopardo, si ispira a quella del bisnonno dell'autore del libro, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, che fu un importante astronomo e che nella finzione letteraria diventa il Principe Fabrizio di Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (...) Il Gattopardo rappresenta nel percorso artistico di Luchino Visconti un cruciale momento di svolta in cui l'impegno nel dibattito politico-sociale del militante comunista si attenua in un ripiegamento nostalgico dell'aristocratico milanese, in una ricerca del mondo perduto, che caratterizzerà i successivi film di ambientazione storica. (...) La pubblicazione del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa aveva aperto all'interno della sinistra italiana un dibattito sul Risorgimento come rivoluzione senza rivoluzione, a partire dalla definizione utilizzata da Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. (...) A Palermo nei vari set prescelti (piazza San Giovanni Decollato, piazza della Vittoria allo Spasimo, piazza Sant'Euno, piazza della Marina) "l'asfalto fu ricoperto di terra battuta, le saracinesche sostituite da persiane e tende, pali e fili della luce eliminati".(...) la situazione topografica della piazzetta di Ciminna sembrava ottimale, mancava solo il palazzo del principe. Ma in 45 giorni la facciata disegnata da Marvuglia fu innalzata davanti agli edifici a fianco della chiesa. L'intera pavimentazione della piazza fu rifatta eliminando l'asfalto e rimpiazzandolo con ciottoli e lastre (...) Ottimo era invece lo stato di manutenzione di Palazzo Gangi, a Palermo, in cui fu ambientato il ballo finale, la cui coreografia venne affidata ad Alberto Testa. In questo caso, il problema da affrontare era l'arredamento degli ampi spazi interni. Contribuirono generosamente all'opera gli Ercolani e lo stesso Gioacchino Lanza Tomasi con mobili, arazzi, suppellettili. Alcuni quadri (la stessa "Morte del giusto") e altre opere artigianali furono commissionate dalla produzione.
(Nota di Redazione - ilClub35mm - 2018)

(...) Al suo centro, come nel libro, c’è un personaggio che domina su tutti gli altri, quello del principe palermitano Fabrizio di Salma, travagliato da una crisi personale che è anche la crisi del suo tempo; è un gentiluomo di antica razza venuto a trovarsi, per nascita, a cavallo tra due generazioni, quella che ha lealmente servito gli ultimi Borboni di Napoli e Sicilia e quella che, con lo sbarco dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia, si affaccia ai tempi nuovi, pronta a dimenticare il passato e a profittare dell’avvenire; lui, però, anche se non stima gli attuali Borboni, non può dimenticare del tutto il legame che li univa a quelli passati e, per quel che riguarda l’avvenire, vede il nuovo Regno troppo facile strumento di una casta fino a ieri tenuta a distanza, per poter allearsi senza riserve a della gente che, in fondo, non apprezza; così, dopo un primo, contraddittorio e quasi cinico tentativo di venire a patti con i tempi nuovi, se ne ritrae silenziosamente, lasciando ai più giovani di seguire il destino della loro generazione (...)
(Gian Luigi Roindi - Il Tempo aprile 1963)

 Note
"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi ... E dopo sarà diverso, ma peggiore"

 Premi
- Festival di Cannes 1963 – Palma d’Oro per Miglior Film - Nastri d’Argento 1964 – Miglior fotografia: Giuseppe Rotunno, Miglior Scenografia: Mario Garbuglia, Migliori Costumi: Piero Tosi

  


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